1° PREMIO ALL’UMBRIA, CUORE VERDE DELL’ITALIA CICLABILE PER IL 2015

Fonte: terreanfibie.com – Angelo Velatta
La Ciclovia Spoleto-Assisi (ufficialmente “Itinerario Ciclabile Assisi-Spoleto”) è l’infrastruttura fondamentale della “mobilità dolce” in Valle Umbra, il più vasto bacino interno della Regione, che collega in poco più di 52 chilometri le due grandi Città Storiche dell’Umbria, progettato dal Consorzio della Bonifica Umbra, e da questo realizzato per conto della Regione Umbria.

Si tratta di un itinerario interamente pianeggiante (ad esclusione del breve tratto tra Rivotorto e il Centro Storico di Assisi: 5 chilometri all’incirca), realizzato per lo più in sede propria (lo sono quasi tutti i 38 chilometri tra Spoleto e Cannara), e che per le parti in sede promiscua (aperte cioè alle auto) utilizza strade a bassa – bassissima intensità di traffico, in modo da rispettare i requisiti fondamentali richiesti dalla reti “Eurovelo” e “Bicitalia”.

La Ciclovia si “salda” a Spoleto (attraverso un “raccordo” urbano inaugurato di recente con l’”Ex Ferrovia Spoleto – Norcia”, risolvendosi così l’una nella prosecuzione dell’altra, per un itinerario (da Assisi a Norcia) che raggiungerà (quando il recupero della “Ex Ferrovia” sarà ultimato) i 103 chilometri, itinerario che nella sua unitarietà ha nei mesi passati ricevuto il “Green Road Award 2015”, il più prestigioso riconoscimento italiano riguardante le strade della mobilità dolce.

La “Assisi-Spoleto- Norcia” combina tra loro (fatto unico in Italia) due delle fondamentali risorse della mobilità dolce: percorsi arginali dei corsi d’acqua e sedime di ferrovia dismessa. Gli elementi del territorio, le vicende storiche ed umane, i contesti ambientali, il pregio paesaggistico, le aspettative di chi ne fruisce, separano nettamente, però, la “Spoleto- Assisi” dalla “Ex Ferrovia”. In Valle Umbra sono la terra e l’acqua insieme a dominare; sono gli orizzonti lunghi (rari nell’Umbria tutta colline e montagne), l’andar per argini, il perdersi (lasciandosi alle spalle la Ciclovia) in un reticolo di strade che sembra non finire mai; la scoperta, lungo quelle strade, di insediamenti, luoghi e cose – argini, fossi (e fosse), sbarramenti, pozzi, sprofondi e risorgive, pievi, campanili, edicole votive, castelli, mulini, torri, ponti, sifoni, case coloniche, borghi rurali (e via dicendo) – tanto inaspettate, quanto vicine: spesso dimenticate o riposte.

E’ una “terra anfibia” la Valle Umbra espressione di secoli di “confronto” (spesso aspro, mai definitivo) tra natura e uomo: percorrerla in bicicletta, con consapevole lentezza, è il modo migliore per conoscerla questa Umbria tra le due Flaminie, dominata dalle acque, governata dall’uomo.

DESCRIZIONE DELL’ITINERARIO (DIREZIONE SPOLETO – ASSISI)

1. dal Bicigrill Terminal Le Mattonelle al Ponte di Chiesa Tonda

Si lascia il Terminal Le Mattonelle e ci si dirige in direzione della frazione spoletina di Ponte Bari avanzando in leggera discesa su un rilevato posto tra il corso del torrente Tessino (a destra) ed il torrente Marroggia (a sinistra) i cui argini si intravedono a qualche distanza.

Raggiunta (a circa 1 chilometro dalla partenza) Ponte Bari si supera la trafficata Strada Provinciale 451 “Tuderte” passando sotto il ponte stradale, per risalire subito per la rampa a sinistra e arrivare, attraversato il ponte ciclopedonale che affianca quello automobilistico, in destra del torrente Tessino.

La Ciclovia prosegue a margine della vasta area golenale che precede la confluenza Tessino e Marroggia: mentre si avanza è possibile riconoscere ad Est, in basso la Chiesa di San Sabino e, più in alto, il Centro Storico di Spoleto dominato dalla Rocca; si continua oramai in aperta campagna e si raggiunge (poco dopo 2,5 chilometri dalla partenza) il ponte ciclopedonale sul fosso del Fosforo dove si incrocia la Greenway della Valle Spoletana. Si avanza percorrendo un lungo tratto alberato oramai in sinistra del torrente Marroggia fino a giungere (dopo quasi 5 chilometri) in prossimità dell’incrocio con la strada comunale che conduce a San Giacomo di Spoleto: qui – seguendo i cartelli indicatori, e facendo attenzione perché la Ciclovia in questo tratto procede in sede promiscua – si prende a sinistra in direzione di Protte, lasciando alle spalle San Giacomo; una volta superato il vicinissimo ponte sul torrente Marroggia (il Ponte di San Giacomo), si svolta subito a destra procedendo, ancora in sede promiscua, sulla strada comunale per Molino del Ponte e Azzano, strada che, però, si abbandona dopo poche decine di metri non appena sulla destra, al termine del guard rail, il tracciato in sede propria riprende.

Si va avanti ora in sinistra del torrente Marroggia, dal cui argine di tanto in tanto la Ciclovia si allontana; ad Est, sui primi pendii dei rilievi che separano la Valle Spoletana dalla Valnerina si possono riconoscere Eggi, Santa Maria e Bazzano; ad Ovest, dalla parte opposta della Valle, in lontananza compare oramai per intera la catena dei Monti Martani, preceduta dai Colli dello Spoletino (sulla sommità di uno dei quali si distingue il Castello di Morgnano). Proseguendo sempre in sinistra idraulica del Marroggia (e mantenendo la direzione Nord Est) la Ciclovia incrocia (occorre fare attenzione alla segnaletica) le strade che, muovendo dalla vecchia Statale Flaminia (che corre non lontana) dopo aver scavalcato con ponti il corso del Marroggia, si dirigono alla volta degli antichi centri della Valle, dando vita ad un ricco reticolo di strade secondarie: per prima si incrocia la strada che proviene dal Ponte del Molino, poi – più avanti – quella che proviene dal Ponte di Azzano.

Superato il Ponte di Azzano (che si lascia sulla destra) si prosegue sull’argine pensile, ai margini dell’ampia cassa espansione del torrente Marroggia (che ci accompagnerà sino al Ponte di Chiesa Tonda), in un contesto ambientale e paesaggistico di prati ed alberature, non troppo diverso da quello della zona golenale, di sicuro pregio. Mentre si avanza ad Ovest si aprono ampie visuali sulla Valle fino a Montefalco (più vicini, invece, si possono riconoscere l’ex Mulino Mengoni, Catasti di Azzano e Azzano); dalla parte opposta, in alto sui rilievi, Poreta, Campello Alto, Silvignano, più in basso La Bianca di Campello e le Fonti del Clitunno.

La Ciclovia raggiunge (a 8,5 chilometri, circa, dalla partenza) il moderno Ponte di Settecamini che supera passando al di sotto del piano stradale (in modo da evitare la trafficata Strada Provinciale 457 di collegamento al vicinissimo svincolo della Superstrada Flaminia di Campello sul Clitunno – Castel Ritaldi), e arriva poco dopo al Ponte di Pissignano (dal quale per strada poco trafficata e in parte protetta è possibile raggiungere, superato il fiume Clitunno – qui vicinissimo alla Ciclovia – le Fonti del Clitunno e il Tempio sul Clitunno, oppure – rimanendo in sinistra del torrente e scendendo dall’argine – raggiungere il Mulino della Torre di Azzano).

Si prosegue sempre in sinistra Marroggia, alti sull’argine pensile e ai margini della zona golenale, in vista del castello di pendio di Pissignano (che sovrasta la vecchia Statale Flaminia) fino a raggiungere (a 11 chilometri circa dalla partenza, all’altezza di Le Pigge) il bel Ponte di Chiesa Tonda che si attraversa per portarsi in destra idraulica del torrente (e dal quale – scavalcati superstrada, ferrovia e fiume Clitunno – raggiungere Le Pigge, per poi salire per la SP 425, non troppo trafficata, a Trevi, oppure raggiungere, regredendo per quella che è stata una ciclabile, il Tempio sul Clitunno).

2. Dal Ponte di Chiesa Tonda a Torre di Roscitolo (Torre di Montefalco)

La Ciclovia ora affronta un lungo tratto alberato che corre parallelo alla strada comunale (che rimane più bassa), nonché alla superstrada e alla ferrovia al di là delle quali si vede la mole della Chiesa di San Pietro di Bovara con l’attigua Abbazia, mentre sempre più vicina appare in alto Trevi. Si raggiunge quindi (a 13 chilometri circa dalla partenza) il Ponte di San Lorenzo e l’incrocio con la S.P. 448 “di San Lorenzo”, incrocio dal quale ci si può dirigere verso il fiume Clitunno (che scorre vicinissimo) e la zona industriale per arrivare in breve a quel che rimane degli storici Mulini e alla Villa Faustana.

Ci si allontana rimanendo in destra del torrente Marroggia, sempre alti sull’argine: la vista ad Ovest si apre ora in direzione di Montefalco mentre, più in basso (aiutati dai campanili) è possibile riconoscere gli abitati di Piccìche e Cannaiola, e – più in là – la Madonna della Stella, con il campanile che svetta sopra gli argini lontani (forse del torrente Ruicciano, o del Tatarena), ai quali più verso Nord e più in alto si succedono Fabbri, Turri e, quindi, Montefalco. Proseguendo si arriva ben presto al Ponte di Cannaiola (a poco più di 14 chilometri dalla partenza) ove si incrocia l’assai trafficata Strada Provinciale n. 447 (anche questa a ridosso di uno svincolo con la Superstrada Flaminia), e che la Ciclovia supera abbandonando l’argine per immettersi nella parallela strada comunale, strada che una volta attraversato l’incrocio, lascia per ritornare dopo un centinaio di metri sull’argine medesimo.

Si prosegue sempre in destra del torrente Marroggia tra belle alberature con vista che continua a spaziare da una parte (più vicini) sul Serano – Brunette, Trevi e la fascia olivata pedemontana, qui più vicina, e – dalla parte opposta, in lontananza – sui Monti Martani e sui colli tra Castel Ritaldi e Montefalco che si scorgono in lontananza. Proprio all’altezza del Ponte di Cannaiola la Superstrada Flaminia si allontana spostandosi più a Est: contemporaneamente da quella parte si aprono ampi spazi coltivati oltre ai quali, al di là del fiume Clitunno, si vedono gli appezzamenti degli storici “Orti delle Canapine”. Più in alto si riconosce, sul colle dirimpetto a quello di Trevi, la chiesa e il convento francescano di San Martino, mentre in disparte compaiono le frazioni montane di Coste e Manciano di Trevi, e più avanti Cancellara e Scandolaro di Foligno.

Continuando in alto sull’argine la Ciclovia giunge (dopo 16 chilometri circa dalla partenza) al Ponte di Pietrarossa dal quale con una deviazione sulla destra per via Pietrarossa – superato con un ponte il Clitunno in un bel punto del suo corso, e più avanti la superstrada con un sottovia – si arriva alla non lontana chiesa romanica di Santa Maria edificata ove doveva essere la romanaTrebiae (da qui si può proseguire in direzione della vecchia statale Flaminia dalla quale si può salire per la via dei Giardini a Santa Maria in Valle e quindi – prendendo la Strada Provinciale 425 – arrivare a Trevi).

Lasciato alle spalle il Ponte di Pietrarossa si continua sempre sull’argine di destra del Marroggia che più avanti (a 18 chilometri, circa, dalla partenza), però, si abbandona per immettersi nella strada comunale fino a raggiungere (quasi subito) un incrocio; ci si lascia alle spalle la strada che porta a Casco dell’Acqua e si prende a sinistra per l’altra strada dirimpetto (aperta anche questa al traffico, ma modestissimo) che attraversa uno di seguito all’altro tre ponti: prima quello sul Marroggia (Ponte di Casco dell’Acqua), poi quello sulla Fossa Arenosa e infine quello (a due arcate) che scavalca insieme il fosso Fiumicella Trevana e il torrente Tatarena.

Subito dopo aver superato questo ultimo ponte la Ciclovia abbandona la strada comunale (che va verso Polzella e Ruicciano e più avanti ancora, salendo aspramente verso Montefalco, o disperdendosi in basso in tante strade, tutte poco trafficate) e procede in sinistra del torrente Tatarena, con bella vista ad ovest sulla tenuta di Polzella, e – più in distanza – sul colle di Fabbri e Montefalco. Continuando per l’argine si raggiungono prima il luogo (riconoscibile per una staccionata in legno che ne protegge l’uscita Ovest) nel quale si trova la storica “Botte dell’Occhio” (uno dei tre sifoni idraulici della Valle), e poi – poco più avanti – la confluenza del Tatarena nel Marroggia che proprio alla confluenza muta nome prendendo quello di Teverone. Si procede ora sull’argine posto tra Teverone e Forma del Mulino di Montefalco (le cui acque, provenendo dal partitore sul Clitunno di Casco dell’Acqua, giungono qui attraverso la Botte dell’Occhio) con vista dall’altra parte sui rilievi ad Est di Foligno dal monte Cologna, al monte Acuto, al monte Serrone e al Sasso di Pale, e a Nord sul monte Subasio, e in breve si raggiunge (a 20 chilometri, circa, dalla partenza del bicigrill) il Ponte dell’Occhio, che dalla vicina “Botte” prende il nome (e dal quale è possibile, in poco più di 6 chilometri di strada ordinaria, raggiungere Foligno passando per Casevecchie e Sterpete).

Si prosegue attraversando (con attenzione) la strada che viene dal ponte continuando sull’argine di sinistra del Teverone, al di là del quale – poco dopo – si vede il borgo rurale di Casevecchie in riva del fiume Meandro Clitunno, mentre nella stessa direzione, ma più lontano, oltre l’estensione della tenuta che dal borgo prende il nome, si distingue l’abitato di Foligno con la torre e i campanili della parte storica della città.

Si va avanti per un bellissimo tratto alberato, con l’argine a dividere ora il torrente Teverone dalla Forma del Mulino di Montefalco che proviene dalla Botte dell’Occhio (al di là della quale la quale si scorgono – in alto – Montefalco e il Colle di San Clemente, e – più in basso – l’esteso fondovalle che arriva alla lontana strada comunale che corre parallela a piè di colle) e si arriva in prossimità della storica località di Torre di Roscitolo (o di Montefalco), che la Ciclovia raggiunge (dopo 23,5 chilometri, circa, dalla partenza) prima passando sotto la S.P. 444 “di Montefalco” (senz’altro la salita più agevole per arrivare alla bella città), poi – davanti allo storico Mulino Silvestri (alimentato dalla Forma del Mulino, le cui acque attraverso una sarcinesca si scaricano nel Teverone) – prendendo subito a destra per il Ponte di Roscitolo, superato il quale va subito a sinistra, lasciandosi alle spalle la Torre omonima e le caratteristiche case che le stanno di fronte.

3. Da Torre di Roscitolo a Cannara

La Ciclovia ora procede in destra idraulica del torrente Teverone (oltre il quale si vedono distese di vigneti della d.o.c.g. “Sagrantino di Montefalco e, a seguire, le colline dell’Arquata) avanzando sull’argine che torna alberato (argine aperto al transito dei rari frontisti), e raggiunge in breve (dopo 25,5, chilometri dalla partenza) le opere idrauliche dello Sportone di Maderno: prima quello storico (dal quale per la via Sportone Maderno e per Via Cantagalli si può arrivare al Ponte Nuovo di Bevagna, e da qui a Foligno), e poi a quello contemporaneo. Si continua seguendo il corso d’acqua, che con un’ansa si dirige ad Ovest (mentre oltre l’argine opposto si presenta la Piana dei Mulini), sino a che, superate alcune abitazioni, lo si abbandona girando (a 27 chilometri circa dalla partenza) a destra per puntare decisamente in direzione dell’abitato di Bevagna. Si continua scavalcando con un ponticello il Meandro Clitunno (che poco più a valle, dopo aver formato la storica “Accorda” del Mulino di Bevagna, unisce le proprie acque a quelle del Teverone, dando vita al Fiume Timia), per poi superare con un sottopasso la S.R. 316 “dei Monti Martani” e giungere (dopo 27,5 chilometri, circa, dalla partenza) proprio a ridosso delle mura: da qui si può entrare in Città prendendo a destra per la ripida e breve rampa di Via Gaita San Giorgio che conduce a Porta Foligno, da cui ci si inoltra in Corso Giacomo Matteotti e si arriva (a 28,5 chilometri, circa, dalla partenza) in Piazza Filippo Silvestri.

Si esce da Bevagna in direzione di Cannara tornando a Porta Foligno e scendendo per Via Gaita San Giorgio, ai piedi della quale (lasciando alle spalle il sottopasso della S.R. 316, dal quale prima di entrare in città si era venuti) si continua lungo le mura: si arriva così prima all’”Accorda” del Mulino, e poi (procedendo bicicletta alla mano per i segnali di divieto, ove necessario) a Porta Sant’Agostino (per Via Gaita Santa Maria) e da qui (sempre lungo le mura, per Via Gaita San Pietro) sino all’incrocio con via Ponte delle Tavole che si imbocca girando a sinistra in direzione del ponte sul Fiume Timia che si attraversa svoltando – all’incrocio appena al di là del ponte (a 29,5 chilometri dalla partenza, circa) – subito a destra per via Le Case (mentre dalla parte opposta in via Timia si vede la costruzione in laterizio delle opere di presa delle acque destinate alla Centrale termoelettrica di Ponte di Ferro di Gualdo Cattaneo).

Si prosegue con direzione Nord (in sede promiscua ma su strada a basso traffico) in sinistra del fiume lasciandosi dietro Bevagna (che poco dopo scompare dietro l’argine pensile), mentre ad Ovest si aprono digradanti i vasti appezzamenti di Ponte Iano e Padulicchio; superato un terreno a noccioli e una collina a vigneti con un bel viale di cipressi si raggiunge (a 32 chilometri, circa, dalla partenza) l’incrocio con la S.P. 403 “di Bevagna”: qui si svolta a destra in direzione di Bevagna e, appena superato il ponte sul fiume Timia, si prende di nuovo a destra per la via Ponte dell’Isola che scende, ma che alla prima curva (proprio sull’argine) subito si lascia per andare con un sottopasso dall’altro lato della Provinciale, e poi salire sul parallelo storico Ponte dell’Isola. Si attraversa il Ponte (chiuso al traffico, e attrezzato a verde come area di sosta) e si scende svoltando (alla fine di uno staccionata) subito a destra (trascurando la trafficata S.P. che dalla parte opposta va a Cantalupo) per raggiungere di nuovo l’argine del fiume.

Si continua ora per lo sterrato di via Santa Caterina, parallela all’argine del fiume, che però ad un bivio si lascia prendendo a sinistra: si va avanti nel mezzo degli ampi coltivi compresi tra Fiume Timia (ad Est) e torrente Attone (a Ovest), in direzione del quale si scorgono in alto, Castelbuono e Limigiano, e in basso l’abitato di Cantalupo. Raggiunto l’incrocio nei pressi delle case di Santa Caterina si prosegue dritti (lasciando sulla sinistra la strada – la Via Santa Caterina che si era lasciata – che provenendo dal fiume va proprio a Cantalupo) e in breve si arriva (dopo 35,5 chilometri, circa, dalla partenza) a ridosso del torrente Attone.

Lo si scavalca con il bel ponte ciclopedonale che collega i due argini pensili, e subito (con una ripida rampa) si scende continuando per la strada sterrata (a basso traffico, anche questa) che prima corre ai piedi dell’argine dell’Attone, e poi si dirige (dopo la confluenza tra i due, che rimane nascosta) in direzione del Timia, sul cui argine (superando con attenzione lo stretto passaggio delle opere di presa del Fosso dell’Accolta, che alimentava il Mulino Comunitativo di Cannara) si sale.

Si procede sulla sommità dell’argine, con bella vista sul fiume e le sue sponde (ancora allo stato naturale), argine dal quale ben presto si scende per prendere la strada che corre più bassa fino a raggiungere (nei pressi della confluenza tra il Timia e il fiume Topino) l’incrocio con Via Don Bosco che, subito dopo il ponte sul Fosso Rapace, si lascia prendendo a destra. La Ciclovia torna ora in sede propria e va avanti prima in vista dell’argine di sinistra del Topino, poi dell’argine di destra dello scaricatore del Mulino, per entrare (dopo 37,5 chilometri, circa, dalla partenza) nell’abitato di Cannara: all’incrocio con Via Don Bosco si svolta a destra (lasciando sulla sinistra, l’Accolta e il Mulino) per arrivare subito all’incrocio con la S.P. 410 “di Cannara” nella quale ci si immette girando a destra in direzione del ponte sul fiume Topino andando avanti per un bel tratto alberato (la Provinciale 412 nel tratto urbano prende il nome di Viale Roma) in alto tra la golena e l’argine del fiume da una parte, e il Centro Storico di Cannara dall’altra (al ponte si può anche arrivare per il Centro Storico, percorrendo – attraversata la Provinciale – Via Amedeo di Savoia, Via Baglioni e Via Umberto I).

4. Da Cannara ad Assisi

Raggiunto il Ponte (a 38 chilometri, circa, dalla partenza) lo si attraversa per svoltare immediatamente a sinistra in Via San Donato (anche questo tratto urbano della Provinciale); si va avanti sino a che, superato un impianto sportivo, la Ciclovia abbandona la strada principale (che con una curva piega a destra) per continuare dritta immettendosi in Via Destra Topino che si apre a fianco della Chiesa di San Donato. Si continua tra l’argine, alto sul piano di campagna, e case che diventano sempre più rade per lasciare spazio alla pianura coltivata, mentre si scoprono ampie visuali a Nord sul Monte Subasio ed Assisi, e a Ovest sulla Valle Umbra sino alle colline di Perugia e alla Valle del Tevere, e si raggiunge un bivio posto poco oltre due belle querce: si abbandona, quindi (dopo 39 chilometri, circa, dalla partenza), la strada d’argine che prosegue diventando sterrata, e si prende la strada asfaltata sulla destra che dirigendosi verso una vicina casa va dalla parte di Assisi.

Si avanza ora con ampie curve in aperta campagna, lasciando dalle parti alcuni accessi a case isolate e – più avanti – una strada sterrata che torna dalla parte dell’argine, per arrivare (dopo 40,5 chilometri, circa, dalla partenza) all’incrocio (alberato) con la Strada Provinciale 410 “di Cannara” nella quale ci si immette prendendo a sinistra, per abbandonarla, però, immediatamente (con una manovra che richiede un po’ di attenzione: la strada è trafficata), ed entrare nel tratto in sede propria che affianca la Provinciale.

Si va avanti sino ad arrivare al torrente Ose, raggiunto il quale per una rampetta impervia sulla destra (e sempre facendo attenzione al traffico) si attraversa la Strada Provinciale e si comincia ad avanzare (sempre in sede propria) sull’argine sinistro del torrente sino a incontrare (dopo 41,5 chilometri, circa dalla partenza) la via Montenero sulla quale (abbandonando il tratto in sede propria) si svolta prendendo a sinistra per il ponticello a schiena d’asino che scavalca il torrente.

La strada (a bassa intensita di traffico) prosegue dritta in aperta campagna – con bella vista a O in direzione di Perugia (che rimane lontana) e, inoltrandosi nella pianura dalla parte di Assisi e del Monte Subasio (che appaiono sempre più vicini), incontra frequenti alberature, rare case, ampi coltivi e qualche vigna; supera quindi la via che proviene da Castelnuovo di Assisi (diventando via del Campaccio), continua in direzione di un centro ippico (a partir dal quale prende il nome di Via San Petrignano), e con una serie successiva di brevi rettifili, intervallati da ampie curve, raggiunti un incrocio a “T”, ove occorre andare a sinistra, e il sottopasso della linea ferroviaria “Foligno – Terontola”, arriva (dopo 45, 5 chilometri, circa, dalla partenza) all’incrocio con la Via Frate Egidio, a ridosso della Superstrada 75 “Centrale Umbra” che corre parallela (e al di là della quale, ora, si vede – oramai vicini – il Santuario di Rivotorto, Assisi, dominata dalla mole della Rocca, e il Monte Subasio).

Si supera l’incrocio svoltando a destra (ove non si voglia andare in direzione di Santa Maria degli Angeli, e – quindi – della Stazione RFI di Assisi: con la variante* che si descriverà) e si prosegue (su strada che diviene ora moderatamente trafficata) fino a raggiungere l’incrocio tra Via Frate Egidio (dalla quale si proviene) e Via Santa Maria della Spina che si supera svoltando a sinistra, e – immediatamente – ancora a sinistra, entrando così in un piazzale in fondo al quale, sulla destra, si trova lo “scatolare” che sottopassa la Superstrada: lo si prende (conducendo la bicicletta a mano) per risalire subito, dall’altra parte, per Via Santa Maria della Spina raggiungendo in breve (attraverso un’area recente edificazione) l’incrocio (che si trova a 46, 5 chilometri, circa, dalla partenza), con Via del Sacro Tugurio, al centro della frazione di Rivotorto di Assisi.

A tale incrocio (una rotonda) si prende a sinistra per Via del Sacro Tugurio (sempre in sede promiscua e con traffico moderato) in direzione di Santa Maria degli Angeli e – dopo aver superato il Santuario di Rivotorto (ma poco prima del Cimitero di Guerra Inglese) si svolta (a 47 chilometri, circa, dalla partenza) a destra cominciando a salire (con pendenza non dura, ma continua) per Via della Regola di San Francesco raggiungendo poco dopo l’incrocio (dopo 48 chilometri, circa, dalla partenza) con Via Francesca nella quale ci si immette girando subito a sinistra.

Si continua per Via Francesca che corre a mezza costa su strada con pendenza piacevole e per qualche tratto alberata, attraversando grandi spazi aperti con splendida vista su Assisi e sui declivi – a vigna ed oliveto, interrotti da rare case, qualcuna in pietra – che dal Subasio scendono verso la Valle Umbra, per raggiungere (dopo 50,5 chilometri dalla partenza) l’incrocio con Viale Patrono d’Italia, cui qui si affianca il percorso (pedonale e in parte ciclabile) della “Mattonata” che collega Santa Maria degli Angeli con Assisi.

Si svolta a destra per la “Mattonata” (con la bicicletta alla mano, finché si è sul marciapiede) cominciando a salire alla volta del centro di Assisi con pendenza a tratti assai impegnativa, e – superato il complesso del Seminario Regionale – si raggiunge l’incrocio (a 51,2 chilomeri, circa, dalla partenza con la S.R. 147 nella quale svoltando a destra ci si immette (abbandonando così il tracciato della “Mattonata” che prosegue, dal lato opposto, impervio e con scale).

Si continua per la Strada Regionale, nel traffico che si fa intenso, e dopo aver superato un ampio tornante si arriva in breve (dopo 51,6 chilometri dalla partenza del Bicigrill) all’incrocio con via Guglielmo Marconi nella quale si svolta prendendo a sinistra, arrivando dopo poco in Piazza Unità d’Italia dove si affaccia Porta San Pietro attraverso la quale (togliendosi il più presto possibile dal traffico) si entra in Città dalla parte sud – occidentale.

*VARIANTE PER LA STAZIONE RFI DI ASSISI

All’incrocio tra Via San Petrignano e Via Frate Egidio (a 45, 5 chilometri, circa, dalla partenza), si gira a sinistra immettendosi in Via Frate Egidio (che corre parallela alla Superstrada) in direzione opposta a quella indicata dai segnali della Ciclovia che prosegue per Rivotorto. Raggiunto al sottopasso con cui Via Frate Egidio supera la Superstrada (a chilometri 46,6, circa, dalla partenza) si prende a sinistra per Via Santa Maria Maddalena (che dopo poco comincia a correre parallela alla ferrovia “Foligno – Terontola) nella quale si prosegue dritti lasciando alle spalle prima il Cimitero di Assisi, poi l’area di rigenerazione urbana “ex Montedison” (nonché – al di là della ferrovia – una fonderia e una ex fornace), giungendo infine (proseguendo ancora dritti per Via Gabriele D’Annunzio) alla Stazione RFI di Assisi (dopo 48,4 chilometri circa dalla partenza dal Bicigrill).

LA SEGNALETICA

La Ciclovia è ben segnalata lungo tutto il percorso. I segnali, su palo, sono di due tipi, entrambi con fondo marrone e scritte bianche: un tipo quadrato (20 per 20, o 40 per 40) con l’indicazione “Assisi – Spoleto” (uguale in entrambe le direzioni) accompagnata dal logo di una bicicletta e da una freccia che segnala agli incroci la direzione da seguire, e un tipo rettangolare (40 per 60) con indicazione della direzione che si sta seguendo (“Assisi” o “Spoleto”), e (sommariamente, forse troppo) della località in cui ci trova, e della progressiva chilometrica.

C’è da auspicare che tale segnaletica venga arricchita con segnali “interni” alla Ciclovia, in modo da rendere riconoscibile il tracciato in una pluralità di punti, e non solo agli incroci, e – soprattutto – con altri che consentano di riconoscere i Ponti (storici o moderni) su cui la Ciclovia transita e su cui si attestano le strade a bassa intensità di traffico che concorrono a formare la “Rete della mobilità dolce” della Valle Spoletana (o Umbra).

I PONTI E LE STRADE

I Ponti della Ciclovia “Spoleto – Assisi” oltre ad essere elementi fondamentali della viabilità del territorio della Valle e segni “forti” (anche se, quelli storici, apparentemente “poveri”) del territorio, sono soprattutto riferimenti indispensabili per chi percorra la Ciclovia consentendo l’orientamento non solo all’interno di essa (segnandone la progressione dell’andare, non necessariamente chilometrica), ma anche con riferimento ai tanti centri abitati, castelli, torri, pievi, chiese, edicole votive, case isolate, corsi d’acqua e trasformazioni della bonifica, abitati e paesaggi rurali, ambienti naturali, esempi della tecnica, singolarità geologiche dell’intera Valle, che – proprio attraverso la viabilità secondaria che sui Ponti si attesta – possono essere raggiunti.

Questi i ponti (quelli tra il Terminal Le Mattonelle e Rivotorto di Assisi: diciasette in tutto, se si escludono il Ponte sul Fosso del Fosforo tra Ponte Bari e San Giacomo, la passerella sul Meandro Clitunno nei pressi delle mura di Bevagna, il Ponte sull’Attone poco prima di Cannara e il Ponte sul torrente Ose tra Cannara e Castelnuovo: tutti di semplice attraversamento) con le mete e gli itinerari relativi (solo alcuni):

  1. il Ponte di Ponte Bari (sul Tessino – Marroggia), dal quale si raggiungono: l’area mineraria di Morgnano; Baiano per San Silvestro, S. Filippo e S. Martino in Trignano; la valle del Tatarena per Morgnano, Uncinano e S. Vito (arrivando a La Bruna e Castel Ritaldi);
  2. il Ponte di San Giacomo (sul Marroggia), dal quale si raggiungono: a Est S. Giacomo di Spoleto, la Strada della Spina, Bazzano ed Eggi; a Ovest Protte, Maiano, Malfondo, Camporoppolo, Terraia, San Brizio;
  3. il Ponte del Mulino (sul Marroggia), dal quale si raggiungono: a Est Poreta e La Bianca di Campello; a Ovest Camposalese, Santa Maria in Campis, Beroide, Castel San Giovanni;
  4. il Ponte di Azzano (sul Marroggia), dal quale si raggiungono: a Est Poreta e La Bianca di Campello; a Ovest Camposalese, Azzano, Catasti di Azzano, Santa Maria in Campis, Beroide, Castel San Giovanni;
  5. il Ponte di Settecamini (sul Marroggia), dal quale si raggiungono: (per la S.P. 457 “di Beroide”, trafficata in entrambe le direzioni) a Est (superato il ponte e lo svincolo della superstrada, percorrendo poi la ex Statale “Flaminia” in direzione di Trevi) le Fonti del Clitunno e La Bianca di Campello; a Ovest, dalla parte opposta al ponte , Beroide, Castel San Giovanni, La Bruna di Castel Ritaldi;
  6. il Ponte di Pissignano (sul Marroggia), dal quale si raggiungono: a Est Pissignano, il Tempio del Clitunno, le Fonti del Clitunno, La Bianca e Campello sul Clitunno; a Ovest la Torre di Azzano e Piè di Beroide;
  7. il Ponte di Chiesa Tonda (sul Marroggia), dal quale si raggiungono: a Est il fiume Clitunno e Pigge e da qui, attraversata la ex Statale “Flaminia” per la S.P. 425 “di Trevi”, Bovara e Trevi;
  8. il Ponte di San Lorenzo (sul Marroggia), dal quale si raggiungono: a Est il fiume Clitunno e la Faustana (e da qui con, il sottoferrovia davanti al Mulino del Clitunno, la vecchia statale Flaminia); a Ovest S. Lorenzo di Trevi e Castel San Giovanni (per la S.P.448 “di S. Lorenzo”), nonché – per la viabilità comunale – Cannaiola e Piccìche, Fratta di Montefalco e Mercatello (spingendosi dall’altra parte della Valle);
  9. il Ponte di Cannaiola (sul Marroggia), dal quale si raggiungono (per la S.P. 477 “di Cannaiola”, trafficata in entrambe le direzioni): a Est Borgo Trevi (da cui è possibile salire a Trevi); a Ovest, superato il ponte, (e sempre per la S.P. 447) Cannaiola e Mercatello;
  10. il Ponte di Pietrarossa (sul Marroggia), dal quale si raggiungono: a Est Santa Maria di Pietrarossa (e andando alla Ex Statale “Flaminia”, salendo poi per Via dei Giardini e S. Maria in Valle) Trevi; a Ovest – per Prati Parrano – Cannaiola, oppure – per Cavanella e la viabilità d’argine del torrente Ruicciano – Fabbri, San Luca, Madonna della Stella e Fratta in territorio di Montefalco, Piccìche in quello di Trevi, Mercatello a Castel Ritaldi;
  11. il Ponte di Casco dell’Acqua (sul Marroggia), dal quale si raggiungono: a Nord Casco dell’Acqua, e da qui (girando a sinistra al ponte sul fiume Clitunno), Casevecchie e poi Sterpete e Foligno; a Sud (risalendo per la viabilità comunale i torrenti Tatarena e Rucciano) Cannaiola, Piccìche e S. Lorenzo, Fratta, Fabbri, San Luca, Madonna della Stella, e (da qui per la S.P. 445 di “Madonna della Stella” e poi per Casali) Montefalco, Mercatello a Castel Ritaldi;
  12. il Ponte dell’Occhio (sul Teverone), dal quale si raggiungono: a Nord Casevecchie e quindi Foligno (o per Sterpete o per Tenne, Borroni); a Sud Polzella, Fabbri, Montefalco (per l’ardua salita di Camiano) e Torre di Montefalco (per la comunale a piè del Colle di San Clemente);
  13. il Ponte di Roscitolo (o Ponte della Torre di Montefalco, sul Teverone), dal quale si raggiungono: a Nord Foligno (evitando S.P. 444 “di Montefalco”, ma girando a destra per Via Monte Serano e quindi Scafali, Tenne e Borroni), a S Montefalco (salendo per la S.P. 444 “di Montefalco”: con traffico moderato, ma larga e pendenza non eccessiva), e, rimanendo bassi (per la comunale a piè del Colle di San Clemente) a Polzella;
  14. lo Sportone di Maderno (opera idraulica) dal quale si raggiunge a Nord prendendo per via Carlo Maderno e via Cantagalli, e per la S.R. 316 “dei Monti Martani” il Ponte Nuovo di Bevagna sul Topino; una volta attraversato si può andare, prendendo a sinistra dopo il ponte, a Budino e quindi a Spello o Cannara; prendendo a destra, a Foligno per Cave e Maceratola;
  15. il Ponte delle Tavole (sul Timia), dal quale si può andare (per la bella Via Piscinale) a Torre del Colle e da qui, risalendo la valle dell’Attone (con dislivelli però notevoli) raggiungere Gualdo Cattaneo, e poi dirigersi a Osteria del Bastardo e Giano dell’Umbria, oppure – per Casale – a Montefalco;
  16. il Ponte dell’Isola (sul Timia), dal quale si può andare – passando per la Sorgiva dell’Aiso, rasentando il Passo della Paglia e proseguendo per la Fossa Renosa – al Ponte Nuovo di Bevagna sul Topino e da qui dirigersi a Foligno, per Cantagalli o Maceratola, oppure per Budino andare a Spello o (proseguendo per Feccioli) a Cannara;
  17. il Ponte di Cannara (sul Topino), dal quale per un tratto della S.P. 410 e poi per Via Sant’Angelo, Via Moscetto, Via Vaone – Stradone, Via Limiti, Feccioli, si può andare a Spello (per via Ponte Ruito, Via Crocefisso, Via Campodonico), oppure a Foligno per Torre Acquatino, Cascina Piermarini, Madonna del Cavalieri, Fiamenga e la Tronca.

IN CASO DI SOSTA

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Punto fondamentale di riferimento è il “Terminal Le Mattonelle Bicigrill” (tel. 0743 32.30.30) alla partenza di Spoleto della Ciclovia in loc. San Nicolò (in fondo a Via Pietro Falchi). Al Bicigrill si può mangiare (bene), avere assistenza dalla ciclofficina, noleggiare biciciclette, partecipare ad escursione individuali e di gruppo.

Non sono molti gli esercizi pubblici che si trovano lungo l’itinerario o, comunque, in prossimità della Ciclovia. Tra di essi vanno ricordati: il Forno – Pasticceria Cucci (0743 520131) a San Giacomo di Spoleto (da gustare pizze varie, dolci tra i quali la crescionda), il Forno dell’Antico Mulino dei Fratelli Cruciani (0743 521396) alla Torre di Azzano (ottimo il pane cotto a legna, pizze dolci e al formaggio), l’Alimentari Agostinelli (0742 670790) a Casco dell’Acqua (un’istituzione: noto per l’ottimo prosciutto e per il pane con burro e alici), la pasticceria Scarponi a Cannara (0742 72106), la Pizzeria del Ponte (0742 72778) sempre a Cannara, il Forno Savioli (075 8065478) a Rivotorto di Assisi (ottimo il pane, in Valle utilizzato per i panini con la porchetta; deliziosi i panini preparati al momento) e l’Antica Macelleria di Moreno Buccioni (tel. 075 8065483) sempre a Rivotorto (ottimi prosciutto e capocollo).

COME ARRIVARE ALLA CICLOVIA

La ciclovia Spoleto – Assisi si può facilmente raggiungere, attraverso la viabilità ordinaria, dalle Stazioni RFI di Spoleto, Trevi, Foligno, e Assisi – Santa Maria degli Angeli. L’intermodalità tra treno e bicicletta (con il servizio“In treno con la bici” di Trenitalia) consente di vivere l’intero itinerario in libertà senza il vincolo di dover tornare al punto di partenza per recuperare l’automobile.

  1. dalla stazione di Spoleto la Ciclovia si prende alla partenza di questa dal “Terminal Le Mattonelle – Il Bicigrill” che si raggiunge attraverso il Percorso ciclabile “Raccordo Assisi – Spoleto, Spoleto Norcia” di recente realizzazione che transita proprio davanti alla Stazione, seguendo le indicazioni per “Assisi” (la distanza è 3 chilometri, circa);
  2. dalla Stazione di Trevi si prende per Via della Stazione dirigendosi a destra (spalle alla stazione) sulla quale si rimane sino al termine della recinzione dell’area ferroviaria dove si apre un sottopassaggio: lo si prende (bici alla mano) e si risale dalla parte opposta cominciando a percorrere Via Cannaiola, e quindi la Strada Provinciale 447 “di Cannaiola” che si dirige al raccordo della Superstrada Flaminia: facendo attenzione al traffico si supera la rotonda immettendosi al primo incrocio a destra sulla strada comunale dalla quale si stacca quasi subito sulla sinistra una corta rampa che porta sull’argine del Marroggia, ove si trova la Ciclovia (la distanza è di un chilometro, circa);
  3. dalla stazione di Foligno occorre raggiungere Porta Romana, da qui proseguire per Viale Roma, quindi svoltare per via Col di Lana prendendo poi a sinistra per Via Pietro Gori al termine della quale si gira per via Intermezzi, che continua dritta diventando Via Sterpete. Si supera Sterpete attraversandone l’abitato e si esce in direzione di Casevecchie: una volta raggiunta si prosegue e si attraversa il fiume Meandro Clitunno dirigendosi dritti all’argine del Teverone: all’incrocio con la strada che corre parallela all’argine si gira a sinistra sino ad arrivare (percorsi qualche centinaia di metri e facendo attenzione al traffico) al Ponte dell’Occhio, attraversato il quale si trova subito la Ciclovia (distanza 6 chilometri, circa);
  4. dalla stazione di Assisi si va in direzione di Rivotorto allontanandosi prendendo a destra per via Gabriele D’Annunzio, che più avanti diventa Via Santa Maria Maddalena, sulla quale si prosegue lasciandosi sulla sinistra, prima i capannoni “Ex Montedison”, poi il cimitero; raggiunto il rilevato della Superstrada si continua a fianco dello stesso fino all’incrocio con un sottovia sulla destra che immette in Via Frate Egidio (sul lato opposto della Superstrada); la si percorre fino all’incrocio sulla destra con Via San Petrignano sulla quale si prosegue cominciando a percorrere la Ciclovia in direzione di Cannara (la distanza è di 2, 8 chilometri, circa).

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